Il catalogo
on-line dei manoscritti delle biblioteche del Veneto
P. ELEUTERI & B. VANIN, GLM n° 47, automne 2005
http://www.palaeographia.org/glm/glm.htm?art=eleuteri
al 2003 la Regione del Veneto ha avviato un progetto di catalogazione dei manoscritti
conservati nelle biblioteche venete, stimati in più di 90.000, con la
precisa finalità di pubblicarne in linea il catalogo aperto, che attraverso
norme condivise si presentasse omogeneo e liberamente accessibile. Il progetto
si affiancava ad un'altra iniziativa regionale, la catalogazione dei codici
medievali, che ad oggi ha visto la pubblicazione di due volumi: I manoscritti
della Biblioteca del Seminario Vescovile di Padova, a cura di A. Donello,
et al., Firenze 1998; e I manoscritti di Padova e provincia, a cura di
L. Granata et al., Firenze 2002.
Per meglio organizzare l'attività fu predisposto un coordinamento del progetto che si occupasse degli aspetti scientifici e della parte organizzativa e si assumesse il compito di controllare e rivedere le descrizioni prodotte di volta in volta. Questa attività di coordinamento fu affidata dalla Regione alla Biblioteca del Museo Correr, che dal 2001 aveva avviato un progetto di catalogazione dei suoi fondi manoscritti, a partire dal fondo di Teodoro Correr, il nucleo più antico della biblioteca. Il coordinamento, costituito dagli scriventi e da Francesco Bernardi, cui successivamente si è aggiunta Alessia Giachery, ha elaborato dapprima un modello di scheda catalografica, improntato ad una descrizione di tipo sommario, che meglio si adattasse al materiale moderno in prevalenza presente nelle biblioteche, che desse conto sinteticamente degli elementi codicologici e si soffermasse in maniera puntuale sulla descrizione interna.Contestualmente furono predisposte le Linee guida per la catalogazione dei manoscritti (http://lettere.unive.it), che dovevano servire da traccia per la catalogazione e l'utilizzo nel progetto regionale del programma Manus, il software predisposto dall'Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane (ICCU). Di concerto con la Regione si individuò un primo gruppo di biblioteche, di varia tipologia, prive del tutto di cataloghi a stampa o con insufficienti strumenti di accesso ai loro fondi manoscritti, che furono invitate a presentare progetti di catalogazione mirati.
Nel primo anno di progetto (ottobre 2003-dicembre 2004) la catalogazione fu effettuata con Manus, con l'intenzione di consegnare i risultati della schedatura all'ICCU, che avrebbe provveduto alla loro pubblicazione nel suo catalogo (http://manus.iccu.sbn.it). La revisione delle schede, tuttavia, mise subito in evidenza le difficoltà di ottenere risultati omogenei partendo da catalogazioni "isolate", non strutturalmente coordinate. Questa disomogeneità avrebbe avuto pesanti ripercussioni sulla coerenza delle descrizioni stesse e soprattutto sulle funzioni di ricerca, rendendo i dati poco e male accessibili da parte degli utenti; inoltre, l'ICCU non poteva garantire una pubblicazione puntuale e immediata dei risultati della catalogazione. Sulla scorta di queste considerazioni, per il 2004-2005 la Regione affidò alla Biblioteca del Museo Correr il compito di elaborare un nuovo software di catalogazione in rete dei manoscritti. Il risultato, che qui presentiamo, è Nuova Biblioteca Manoscritta (NBM), che è insieme il sito del progetto regionale, il catalogo e il software di catalogazione. Dalla pagina pubblica http://www.nuovabibliotecamanoscritta.it si accede al catalogo dei manoscritti delle biblioteche che partecipano al progetto (attualmente sono diciotto : cfr. la nota finale), a informazioni sul progetto stesso, sulle tecnologie usate e sulle biblioteche; inoltre, attraverso login e password riservate ai catalogatori e agli amministratoti, si accede al software per la catalogazione dei manoscritti via web. NBM utilizza i browser per immettere direttamente via internet le schede nel catalogo e consente una catalogazione partecipata a più biblioteche che lavorano sulla stessa banca dati; in particolare, sono condivisi da tutti i catalogatori i dati relativi ai nomi e ai titoli identificati e la bibliografia. Questa soluzione ha il vantaggio di facilitare il recupero di informazioni già strutturate e, soprattutto, di offrire ai revisori la possibilità di intervenire sulle notizie, nello spirito di un catalogo aperto e quindi sempre migliorabile.
Il software, realizzato dalla ditta Idoru s.r.l. di Padova, comprende un modulo
di inserimento dati riservato ai catalogatori e uno di interrogazione destinato
agli utenti. NBM si compone di un database di tipo relazionale e di una
web application; la server-side application è installata su piattaforma
Unix. La client application, invece, è accessibile tramite un semplice
web browser su ogni piattaforma. Il software NBM ricalca esattamente
Manus, e questo per diverse ragioni: l'esaustività delle informazioni
che riprendono le linee guida dell'ICCU (Guida a una descrizione uniforme
dei manoscritti e al loro censimento, a cura di V. Jemolo e M. Morelli,
Roma 1990), fatte proprie da Manus (lo stesso Istituto ha predisposto
anche la Guida al software Manus, Roma 2001), la necessità di
riversare in NBM le descrizione già approntate con Manus
e, non ultima, la volontà di continuare a consegnare i dati all'ICCU,
esportando i dati da NBM. Anche per questo la Regione del Veneto si è
impegnata a collaborare con l'ICCU, seguendo gli aggiornamenti e gli sviluppi
tecnico-scientifici di Manus.
Il catalogo, di libero accesso agli utenti che si collegano al sito, consente una ricerca semplice (qualsiasi parola contenuta in ogni campo della descrizione, filtrabile anche per biblioteca) e una avanzata, con la possibilità di effettuare ricerche per parola all'interno di un singolo campo e per campi combinabili, di scorrere le liste delle segnature, dei nomi e dei titoli dei manoscritti pubblicati. È prevista anche una ricerca per argomento e per lingua del testo.
Nell'ottica di una catalogazione condivisa che riunisce biblioteche diverse
per tipologia e consistenza, si è ritenuto necessario che le biblioteche
e i catalogatori fossero gestiti centralmente da parte del coordinamento del
progetto e che, per lo stesso motivo, fosse elaborata una procedura di lavoro
che supportasse efficacemente tutto il complesso delle attività. Sono
stati così definiti e attribuiti i diversi profili delle persone che
collaborano al progetto:
amministratore: coordina le attività, è referente tecnico-scientifico, rivede e pubblica le schede, assegna e disattiva le password di accesso, modera il forum di discussione;
revisore: corregge le schede e, se autorizzato dall'amministratore, modifica direttamente le liste condivise di nomi, titoli e bibliografia;
catalogatore: ha accesso esclusivamente alle schede dei manoscritti che sta catalogando e condivide le liste con gli altri catalogatori;
bibliotecario: visualizza tutti i manoscritti della propria biblioteca e, se autorizzato dall'amministratore, può intervenire sulle schede prodotte dal catalogatore della propria biblioteca.
La procedura per le revisioni prevede un monitoraggio immediato e costante
dei manoscritti e diversi passaggi di stato, a seconda delle diverse fasi di
lavoro. Quando il catalogatore sta compilando una scheda, il manoscritto si
trova in lavorazione; una volta ultimata la descrizione, il catalogatore cambierà
lo stato della scheda in completato. A questo punto, il revisore controllerà
la scheda e se vi apporterà modifiche, cambierà lo stato in da
rivedere; il catalogatore, apportate le eventuali correzioni, imposterà
lo stato del manoscritto in corretto e il revisore, dopo verifica delle correzioni
apportate e se non vi è necessità di ulteriori controlli, stabilirà
che il manoscritto può essere pubblicato. Ogni volta che vi sia necessità
di fare aggiornamenti o correzioni, la scheda pubblicata diventerà in
lavorazione, mentre per la ricerca resterà comunque disponibile la scheda
precedente fino alla sua nuova pubblicazione.
Per maggiore chiarezza riassumiamo qui le caratteristiche principali di NBM:
profili differenziati per catalogatori, bibliotecari, revisori e amministratori;
scheda catalografica conforme al modello dell'ICCU;
nuovi legami tra manoscritti per tipologie di una stessa legatura, scrittura e miniatore;
rinvii tra i nomi per le forme accettata, variante e alternativa;
campi lingua, argomento, genere letterario e contenuto (ricercabili dal catalogo);
descrizione interna articolata su più livelli, con la possibilità di dare titoli d'insieme;
maschera di inserimento corredata da un'anteprima di stampa della descrizione via via compilata;
condivisione delle liste di fondi, nomi, luoghi, titoli, bibliografia, antiche biblioteche, argomento;
gestione delle liste condivise con la sola possibilità di inserimento (per i catalogatori);
gestione dei manoscritti a seconda che siano in lavorazione, completati, corretti (per i catalogatori);
gestione dei manoscritti a seconda che siano da rivedere o pubblicati (per i revisori);
gestione delle immagini.
Due anni di progetto ci hanno fatto comprendere a fondo quali siano le difficoltà
e i problemi che si incontrano quando la catalogazione dei manoscritti viene
legata all'informatica. In Italia, oltre alla base dati nazionale di Manus,
abbiamo diverse iniziative simili, tra le quali due possono essere segnalate
in modo particolare. Su base regionale la Toscana, dove è disponibile
in rete il censimento dei manoscritti medievali conservati in quella regione,
che attualmente offre le descrizioni di circa 2.700 manoscritti datati o databili
entro l'anno 1500; il censimento è ormai in via di conclusione e sta
recuperando quanto già fatto in edizione a stampa (http://www.cultura.toscana.it
oppure http://www.sismelfirenze.it/CODEX/codex.htm).
Su base locale il catalogo aperto dei manoscritti della Biblioteca Malatestiana
di Cesena (http://www.malatestiana.it/manoscritti),
esperienza a tutt'oggi pressoché unica in Italia. Fra tutte le esperienze
straniere ci limitiamo qui a segnalare la catalogazione dei manoscritti medievali
in Germania, che all'indirizzo http://www.manuscripta-mediaevalia.de
mette a disposizione dei ricercatori le descrizioni di più di 60.000
codici. E proprio l'esperienza tedesca, che certo per gli investimenti economici
sostenuti non può essere paragonata a nessuna delle iniziative italiane,
mette in evidenza come la centralità della gestione e una scelta oculata
dei catalogatori, spesso formati ad hoc, si siano rivelate vincenti. Nel nostro
caso, ma probabilmente questo vale per ogni iniziativa del genere, le maggiori
difficoltà incontrate sono state appunto il reperimento e la formazione
di persone in grado di catalogare manoscritti. Il coordinamento, oltre a vagliare
i progetti presentati dalle singole biblioteche, anche effettuando controlli
in loco, oltre a definire un tipo di descrizione adatto alle diverse tipologie
di manoscritti e ad avviare i lavori stessi di catalogazione, ha rivolto la
sua maggiore attenzione proprio all'individuazione e alla formazione dei catalogatori.
Laureati, generalmente con tesi in discipline del libro e del manoscritto in
particolare, alcuni con lauree specialistiche e master specifici, la maggior
parte dei catalogatori non aveva tuttavia mai catalogato un manoscritto, cosa
per la verità non rara anche fra i paleografi e i codicologi di professione:
in effetti, catalogare è cosa diversa dallo studio delle scritture e
degli altri aspetti, materiali o meno, che costituiscono un codice; si impara
solo sul campo e si diventa catalogatori di manoscritti, oltre che con lo studio,
solo con l'esperienza. Indicazioni istruttive sull'argomento si possono leggere
nelle Riflessioni di un catalogatore... di P. Canart (www.let.unicas.it/links/didattica/palma/testi/canart1.htm).
La diversa preparazione del catalogatore, oltre a rendere diversa la qualità
delle schede, rende diversi i tempi di stesura e di rielaborazione, ma finisce
col dilatare anche il lavoro di revisione, che spesso impone di rimandare indietro
la descrizione perché bisognosa di ulteriori controlli. Per inciso va
detto che in questa attività molto utile si è rivelata la collaborazione
dei referenti di ciascuna biblioteca che ricevono le correzioni e seguono l'andamento
dei lavori, operando in stretta collaborazione con il coordinamento. Legata
a tutto questo è ovviamente la retribuzione per manoscritto, sempre molto
difficile da quantificare, che è comunque calcolata in base al grado
di analiticità della scheda e in base ai tempi medi di un catalogatore
esperto. A esplicazione di quanto osservato ci sia qui consentito dare rapido
conto delle maggiori difficoltà riscontrate nell'attività di revisione
delle schede.
In primo luogo, la difficoltà di catalogare con uno strumento informatico.
La catalogazione campo per campo, che i software di solito propongono, fa sì
che i catalogatori tendano a concentrare la propria attenzione sui singoli campi
e perdano di vista l'unitarietà e la complessità del manoscritto,
per cui la scheda che ne risulta si presenta spesso poco coerente o equilibrata
nelle sue parti e anche di consultazione non sempre agevole. Qualche problema
è stato anche riscontrato nel capire la "filosofia" di un programma
come Manus, che non permette descrizioni a più livelli per i manoscritti
compositi, e nell'affrontare descrizioni interne analitiche indicizzando un
solo titolo d'insieme senza dover utilizzare l'area Camicia propria della descrizione
esterna del manoscritto. Si è infatti verificato spesso il caso di sezioni
di un'opera indicizzate al pari del titolo dell'opera stessa, talvolta relegato
in Camicia; questo proprio per la difficoltà di adattare la catalogazione
per campi all'unitarietà e alla complessità del manoscritto.
Forti di questa esperienza, in NBM si è voluto riunire in una
stessa schermata tutti i campi di una stessa area e visualizzare in basso per
il catalogatore la scheda mentre viene costruita, nella forma di report della
ricerca. NBM tende a responsabilizzare il catalogatore, che, una volta
individuato il titolo dell'opera e indicizzatolo in liste condivise, può
scegliere se indicizzare con titoli propri le sezioni di una stessa opera (è
il caso di antologie o florilegi con propria tradizione) o darne conto in una
descrizione analitica, senza che le sezioni di cui si compone l'opera (capitoli,
parti, libri, etc.) abbiano valore di titoli. Le sezioni appariranno sulla scheda
finale e saranno ricercabili per parola; quelle con propria tradizione compariranno
invece nella lista dei titoli e saranno ricercabili anche attraverso gli indici.
Una difficoltà ulteriore è rappresentata dal fatto che buona parte
dei fondi da catalogare è costituita da manoscritti moderni. Per tanti
motivi questa tipologia, varia e complessa, non è stata finora del tutto
analizzata nelle sue molteplici implicazioni e dunque non ha alle sue spalle
una tradizione catalografica così affermata come il codice medievale.
Molto ostico in una catalogazione tramite software si è rivelato anche
il concetto di condivisione e uniformità delle informazioni, con cui
ci siamo dovuti confrontare quando abbiamo elaborato un programma che permette
di condividere liste di nomi, di titoli e di bibliografia in forma estesa in
continua implementazione e che garantisce l'uniformità del catalogo e
delle chiavi di accesso. Si pensi a catalogatori diversi (diciotto sono le biblioteche
partecipanti e trenta i catalogatori), in luoghi diversi, che con un programma
installato in locale creano liste di nomi e titoli inevitabilmente diversi,
con rinvii a repertori, per sostenerne l'autorità, diversi in base alla
conoscenza che ne ha il catalogatore e alla loro reperibilità nel territorio.
Come si è anticipato, il lavoro di revisione non poteva che procedere
con lentezza e fatica e quello che ne risultava era un catalogo non omogeneo,
quindi poco o per niente accessibile. La condivisione consente di catturare
dalle liste le informazioni utili, riducendo i tempi della catalogazione: un
nome identificato ha associato a sé il rinvio al repertorio, che pertanto
dovrà solo essere verificato, un nome nella semplice forma normalizzata
potrà più facilmente essere riconosciuto e identificato magari
da altri catalogatori, un titolo identificato ha associato a sé l'autore
con le note relative e il rinvio al repertorio o all'edizione. Ciò richiede
evidentemente un rigido controllo e un continuo monitoraggio da parte del coordinamento,
che può intervenire direttamente sulle liste per correggere errori, identificare
nomi e titoli, come nella logica di un catalogo aperto.
Questo tipo di catalogazione, estraneo ai cataloghi tradizionali di manoscritti
che devono solo garantire e rispettare una loro coerenza interna, ha visto molto
più avvantaggiati i catalogatori che avevano avuto già esperienze
di schedatura nel Servizio bibliotecario nazionale (SBN). L'abitudine ad affrontare
i problemi di uniformità nella forma dei nomi e delle intestazioni, la
conoscenza delle Regole italiane di catalogazione autori (RICA) e delle norme
di indicizzazione in SBN, la consapevolezza della gravità degli errori
di inserimento in una catalogazione condivisa, hanno messo in evidenza per questi
aspetti le difficoltà di una catalogazione in rete rispetto alla tradizionale
catalogazione a stampa. NBM, che attualmente sta importando le descrizioni
di più di 3.000 manoscritti e di altrettante lettere, tutte prodotte
con Manus, ha come primo obiettivo l'uniformità delle voci del
catalogo, garantendo rinvii corretti tra diverse voci e manoscritti, secondo
gli attuali criteri e lo stato degli studi, alla luce dei quali potranno essere
sempre modificate. Modificare una voce di lista significa modificarla contemporaneamente
per tutti i manoscritti collegati. Il lavoro si presenta impegnativo, ma la
quantità dei dati, i tempi di catalogazione, che comunque non sono paragonabili
a quelli del libro a stampa, e i riversamenti a piccoli gruppi di manoscritti
permettono di tenere sotto controllo la banca dati. La speranza è che
una volta raggiunto un buon numero di manoscritti inseriti, i catalogatori stessi,
scorrendo schede pubblicate di diverse tipologie di manoscritti, possano uniformare
lo stile delle loro descrizioni, risolvere gli stessi problemi allo stesso modo
e avere a disposizione consistenti liste di nomi, titoli e bibliografia da catturare
o incrementare secondo gli stessi criteri. A questo scopo è sembrato
importante creare all'interno di NBM un forum di discussione, che servisse
per continui scambi di idee e suggerimenti fra i partecipanti al progetto e
sollecitasse interventi anche dall'esterno.
L'importazione da Manus in NBM si concluderà presumibilmente
nell'estate 2006 e darà conto per intero dei fondi manoscritti delle
seguenti biblioteche: Museo Biblioteca Archivio di Bassano, Biblioteca Lolliniana
di Belluno, San Francesco della Vigna di Venezia, Andrighetti Zon Marcello di
Venezia, Seminario di Vittorio Veneto, per un totale di circa 800 manoscritti,
cui si aggiungeranno altri 2.200 e 3.000 lettere delle altre biblioteche: la
Biblioteca civica di Belluno, la Biblioteca civica di Padova, la Biblioteca
dell'Accademia dei Concordi di Rovigo, Biblioteca capitolare della Cattedrale
di Treviso; la Biblioteca del Museo Correr di Venezia, la Fondazione Querini
Stampalia di Venezia, la Biblioteca del Museo di storia naturale di Venezia,
la Biblioteca civica di Verona, la Biblioteca del Museo civico di storia naturale
di Verona e la Biblioteca civica Bertoliana di Vicenza. Contestualmente si è
avviata la catalogazione in NBM, che alla fine del 2006 dovrebbe rendere
visibili e consultabili altri 1.500 codici, oltre alle lettere. Per le esigenze
di molte biblioteche che possiedono fondi manoscritti musicali si prevede uno
sviluppo del software che permetta una catalogazione più articolata e
precisa, anche con il supporto delle immagini, di questa tipologia di manoscritti.
NBM si accrescerà anche di strumenti di studio e di consultazione,
che verranno digitalizzati e messi così a disposizione degli studiosi.
La nuova strada della catalogazione via web sembra poter aggredire in maniera
concreta e significativa l'impressionante numero di manoscritti conservati nelle
biblioteche italiane. Tuttavia, come la nostra esperienza ha rivelato, non ci
si può incamminare in imprese di questo tipo senza il valido supporto
e la concreta determinazione di istituzioni, biblioteche e studiosi che hanno
creduto in questa iniziativa.
Questo articolo, con qualche modifica, verrà pubblicato nel numero del 2006 del Bollettino dei Musei Civici Veneziani.
Le
biblioteche che partecipano al progetto sono attualmente : Bassano del Grappa,
Museo Biblioteca Archivio; Belluno, Biblioteca civica; Belluno, Biblioteca
Lolliniana; Este, Gabinetto di lettura; Padova, Biblioteca civica; Padova,
Biblioteca del Seminario maggiore; Rovigo, Biblioteca dell'Accademia dei Concordi;
Treviso, Biblioteca capitolare della Cattedrale; Treviso, Biblioteca del Seminario
vescovile; Venezia, Biblioteca Andrighetti Zon Marcello; Venezia, Biblioteca
del Museo Correr; Venezia, Fondazione Querini Stampalia; Venezia, Biblioteca
del Museo di storia naturale; Venezia, Biblioteca San Francesco della Vigna;
Verona, Biblioteca civica; Verona, Biblioteca del Museo civico di storia naturale;
Vicenza, Biblioteca civica Bertoliana; Vittorio Veneto, Biblioteca del Seminario
vescovile. - Per il prossimo anno si prevede l'adesione della Biblioteca civica
di Feltre e dei conventi francescani della provincia veneta.
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