Emma CONDELLO, Roma Vengono illustrati alcuni casi di scriptores della Curia pontificia dei quali, tra l'ultimo scorcio del XIII secolo e la metà del XIV, risulta anche una attività libraria e che sono dunque individuabili anche come copisti di codici. Il censimento che è alla base del lavoro e l'esame dei casi presentati propongono una serie di riflessioni e l'analisi di un fenomeno più vasto e talvolta sottovalutato, quello dell'interazione tra l'attività di scrittura in cancellaria e la professione di copista (a prezzo, su commissione, o persino per interessi librari personali).

L'esame del fenomeno, sopratutto per quanto riguarda il XIV secolo, offre un contributo ad una più attenta definizione della figura e dello statuto del copista a ridosso di un tornante storico, quello preumanistico, e a una riflessione sui rapporti tra produzione libraria e mondo della documentazione : rapporti di scambio e di osmosi, complessi e vitali, destinati a esiti di gran rilevanza nella evoluzione delle scritture del libro e nella connotazione culturale dello scriptor di cancellaria dell'età umanistica.